Lettera del parroco alla comunità per l’inizio dell’anno pastorale 2019/2020«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio» (Lc 6, 20)


Carissima comunità di San Pietro,

un nuovo anno pastorale si apre dinanzi a noi e siamo grati a Dio che ci concede di viverlo insieme con ancora più sollecitudine interiore e fermezza d’animo, affinché, come ci ha ricordato il Vescovo nella lettera di presentazione al convegno diocesano, possiamo collaborare per una evangelizzazione che sia in chiave generativa perché «un annuncio rinnovato offre ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice» (Evangelii Gaudium,11).

Un nuovo anno pastorale che chiediamo a Dio possa essere un anno della Carità. Il testo biblico scelto come sfondo della nostra vita comunitaria, «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio» (Lc 6, 20), richiama una beatitudine rivolta ai poveri. È strano poter concepire, in una logica umana, come il povero, bisognoso, privo di beni, sempre nella necessità, forse solo o ammalato, carico di una situazione di vita tra le più disagiate, emblema nel mondo di una condizione sociale da rifuggire e allontanare, simbolo di sofferenza frustrazione e fallimento, venga più volte presentato nei testi biblici e, in questo passo in particolare, con una forma lessicale diretta, come destinatario della beatitudine. La logica di Dio può essere comprensibile solo se pensiamo a Dio come Padre, vicino e prossimo, sempre attento e fedele, in cerca della pecora smarrita e provvido, con le braccia aperte per accogliere e perdonare. È Dio stesso che dichiara ai poveri di essere beati, ribaltando definitivamente la loro condizione di vita, esprimendo tutta la sua soddisfazione nel conferire proprio ad essi il regno di Dio: certamente ciò non riguarda una immagine di alterità e di inconsistenza, o magari non esprime nemmeno una debole e passabile alternativa. Il regno di Dio è quello di giustizia e di pace, gioia, amore e benevolenza, dove tutte le attenzioni del Padre sono tese a riconsiderare e ridare speranza e forza, premio e corona a chi è stato privo di tutto. Un vero e proprio riscatto sociale che si fa già in Gesù concretezza e azione, via e metodo.

Se, dunque, anche noi partecipiamo della stessa missione di pace, se anche noi sappiamo scoprirci nelle nostre povertà senza subirle ma in un atteggiamento di fiducia e di desiderio di libertà, le nostre povertà, qualunque esse siano, diventeranno appello alla beatitudine ed è dunque a noi che il Signore oserà rivolgersi, perché non esiste uomo o donna che non possa scoprirsi povero e fragile, ma sempre benedetto dalla misericordia del Padre: è vostro il regno di Dio (Lc 6, 20).

Cari fratelli e sorelle, questa Parola diviene consolante, se ripensiamo a quante effettive povertà abbiamo e a quanto ci fanno soffrire; siano essi limiti personali e caratteriali, siano fatiche familiari, divisioni, siano esse incomprensioni e forme negative di relazioni nella nostra comunità o nella nostra città: a tutti Gesù dice ‹‹E’ vostro il regno di Dio››.

Questa beatitudine è anche però un monito, un incoraggiamento, a essere noi stessi parte di quella promessa. Siamo richiamati a farci collaboratori della sua grazia e discepoli della carità. Per questo credo che possa essere per noi di grande aiuto avere accanto, nell’anno pastorale, l’icona di una Santa che prima di noi è stata capace di interpretare e vivere la volontà di Dio e divenire canale della grazia. Una testimone di carità, un maestro di vita, un’intermediaria tra noi e Dio, che ci incoraggi e illumini con la sua vita e le sue opere, una testimone che ci indichi il cammino da seguire e le rotte da percorrere perché, come ci è stato detto durante il convegno ecclesiale diocesano, possiamo e dobbiamo essere comunità che genera alla vita e alla fede. Siamo stati richiamati altresì nel convegno a “far funzionare il nostro battesimo”, e allora è nella figura dell’amata Santa Teresa di Calcutta, matita nelle mani di Dio, serva della carità di Dio e della sua misericordia, che troveremo quest’anno un valido aiuto. 

Una guida che ci aiuti a conformare sempre più la nostra vita a Cristo e che ci insegni a riaccendere nel nostro intimo il desiderio di contemplarlo, o come ci hanno suggerito le suore Missionarie della Carità nell’incontro in parrocchia, rispondere con il nostro amore alla sua sete di amore, mettendolo di nuovo al centro della nostra vita. Ella infatti diceva: ‹‹Non è possibile impegnarsi nell’apostolato, senza essere anime di preghiera››.

La risposta della carità

Santa Teresa di Calcutta è una testimone della fede che ci accompagnerà in un tempo in cui la nostra società è distratta dai dinamismi degli affari e del potere e travagliata da tante povertà alle quali non possiamo che rispondere con amore come lei faceva. Pensate alla mancanza di lavoro, pensate alla noia e agli atti di bullismo di alcuni ragazzi, pensate alle difficoltà nelle relazioni coniugali, pensate alle fatiche dello stare insieme in pace, pensiamo alla crisi educativa e al malessere sociale. Queste e tante altre sfide di fronte alle quali, come comunità, non possiamo far altro che rimboccarci le maniche e insieme trovare la strada per cercare soluzioni. Si tratta di noi, della nostra storia, del nostro tempo, delle nostre vite e deve essere l’amore la risposta: una parola abusata che però sembra oggi scomparire per dare spazio solo ad alcuni aspetti che pure la connotano ma che diventano strumento di plagio e malavita. Sto parlando dell’amore che “tutto copre, tutto crede, tutto spera e tutto sopporta” (Cf. 1 Cor 13, 7). Quell’amore che sa farsi prossimo e che quindi sa trovare soluzioni geniali (o semplicemente intelligenti) per la vita di ciascuno. Allora, dobbiamo fare nostre le domande del Vangelo di Matteo: “Quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?” (Mt 25, 44). Siamo infatti convinti che le opere non bastino alla salvezza nostra e degli altri, ma è l’amore che basta, l’amore che consente a Dio di entrare nelle nostre opere, santificarle e benedirle. 

Madre Teresa diceva: ‹‹Se non sai riconoscere Cristo nei poveri, non saprai riconoscerlo neppure nell’Eucaristia, perché un’unica fede illumina i due misteri››. Ecco dunque che già ci viene indicato il cammino, la via da seguire: incontrare l’Amore che è Dio stesso (San Paolo), e nella relazione a questo amore dare forza alle relazioni tra noi e con i poveri. La capacità di Madre Teresa di trasformare il mondo, di prendersi a cuore i più disperati ed emarginati, le veniva solo dalla certezza di incontrare Gesù in quei poveri, ed era a lui che si volgeva ogni volta perché le sue sofferenze venissero alleviate. 

La carità sia come forza vitale che tiene insieme le cellule della nostra comunità parrocchiale: “come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra – dice San Paolo – e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo.” (Cf. 1 Cor 12, 12). E continua: “Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (Cf. 1 Cor 12, 27). Una logica straordinaria da ripercorrere giorno dopo giorno. In questo modo sapremo concretizzare l’invito del Vescovo Sergio nell’incontro alla comunità: «avere il coraggio di comunicare»; l’annuncio è comunicazione, ricordava il vescovo, ma oggi c’è bisogno di una parola che si incarna.

Un programma triennale 

Nel primo anno pastorale vissuto con voi, 20172018, abbiamo affrontato insieme delle priorità per il cammino di questi primi tre anni insieme, cominciando subito a lavorare in maniera nuova per e con i giovani, sia nell’oratorio (con le sue molteplici iniziative di inclusione e sensibilizzazione alla fede), che con l’accompagnamento alla vita buona del vangelo (aspetto che necessita ancora di lavoro e riflessione).

Il secondo anno 20182019 abbiamo sperimentato con tante iniziative la bellezza della famiglia. In particolare c’è stata la nascita di un “gruppo famiglie” che ha iniziato a incontrarsi con regolarità. Il cammino formativo di accompagnamento educativo ai genitori e il percorso di annuncio con le comunità neocatecumenali hanno dato il via a un forte rinnovamento pastorale e di sostegno alle famiglie, che si accompagna alle altre iniziative già presenti.  Direbbe Madre Teresa: “Vi posso dare un consiglio? Tornate tutti insieme a pregare in famiglia, perché la famiglia che non prega insieme, non sta in piedi”.

È in questo tempo nuovo, l’anno pastorale 20192020, che invece vogliamo concentrarci sulla vita intraecclesiale . Si tratta di lavorare sulla vita di comunità, sulle relazioni tra i membri stessi della parrocchia e, in particolare, tra tutti coloro che sono stati inviati da Dio a svolgere un servizio pastorale, ma non solo. Il bello è che la via indicata è quella della carità e per questo la Parola di Dio ci dice che l’unica possibilità di formare e riformare una comunità sta nel costituirla intorno alla carità, come facevano i primi apostoli erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere e mettevano ogni cosa in comune (Cf. At 2, 42-44). Dalle prime comunità impareremo ad essere una Chiesa che serve; così la nostra missione pastorale di operatori, il nostro impegno – per dirla con Santa Teresa – di animare cristiani a realizzare opere d’amore potrà diventare realtà. Capire cos’è la Chiesa e il nostro impegno da cristiani nella Chiesa, ci diceva il Vescovo, servire la Chiesa invece è la missione più alta da discepoli.

Nuove sfide da affrontare insieme in unità

Generare alla vita. Generare alla fede. È questa la grande sfida dell’anno affidataci nel convegno ecclesiale pastorale. La promessa di Dio fatta ad Abramo «Sarai padre di una moltitudine di popoli» (Gn 17,4) deve trovare anche in noi una risposta. Per essere fecondi è necessario, riprendendo una bellissima immagine della sponsalità, essere una sola carne, una Chiesa unita e sposa di Cristo Signore. 

Prendiamoci quindi cura delle relazioni, dei nostri fratelli di comunità, di cui siamo chiamati a essere custodi, perché innanzitutto si generino persone nuove dalle relazioni nuove che dobbiamo ricreare. Non di rado siamo infatti avvinti da dinamiche umane che frenano il nostro vivere, ci chiudono alla gioia, e soprattutto rendono sterile il nostro impegno, che non genera vita e che rischia di spegnere la fede nel popolo a volte con i nostri comportamenti antievangelici. Ma “chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Cf. Rm 8, 35). Infatti se siamo uniti a lui non dobbiamo temere né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura (Cf. Rm 8, 38). Il mondo e le sue sirene stordiscono a volte la voce di Dio che parla dentro di noi e tenebrosa diviene la strada del nostro percorso comunitario, ma dare un’attenzione precisa e specifica alla vita intra-ecclesiale significa ridarci tutti una possibilità, consapevoli che ogni cambiamento è una chance, non solo per noi, ma per chi ci guarda. Ci ricorda l’evangelista Giovanni: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». (Gv 13,34-35)

Al centro di tutto vi sia la carità. Dunque per rispondere a questa sfida daremo un’attenzione ad intra e una ad extra: in primis, come operatori pastorali e come popolo di Dio, verremo incoraggiati a riscoprire la nostra chiamata a fare comunità attraverso un cammino spirituale di meditazione e di preghiera da vivere tutti insieme, che a partire dall’esperienza comunitaria raccontata negli Atti degli apostoli e attualizzata dall’esperienza di Madre Teresa di Calcutta ci condurrà a riscoprire la bellezza della carità ed essere un corpo che crede, ama e spera insieme. La proposta si articolerà in incontri mensili aperti a tutti ma indirizzati particolarmente agli operatori pastorali, perché abbiamo bisogno di pregare insieme e insieme riscoprire la nostra vocazione battesimale.

Dall’altro lato, come ben sappiamo, il Santo Padre nella Evangelii Gaudium ci incoraggia a essere una Chiesa in uscita, capace di avere le porte aperte e di accogliere ma anche di andare e portare a tutti la gioia del Vangelo (Evangelii Gaudium 1, 20-24). In vista di questa necessità ecclesiale, per vivere ancora di più nella prossimità del popolo santo di Dio, proveremo a trovare modi nuovi per essere accanto alla vita delle famiglie della comunità, perché come ci ha detto il Vescovo sempre nell’incontro alla comunità, se vogliamo veramente aiutare qualcuno ad incontrare Cristo «dobbiamo costruire relazioni con le famiglie ed entrare nella storia delle persone». Già da anni si fa visita alle famiglie nelle abitazioni e nei quartieri in diversi modi, ma ancora di più in questo anno, nello spirito della carità che si fa vicinanza, più che annuncio, ogni settore, in particolare quelli dell’annuncio e della carità, troverà delle metodologie di presenza.

Nell’ambito della liturgia, dopo aver lavorato già alla formazione di un gruppo lettori e aver costituito un gruppo di “decoro chiesa” che certamente avrebbe bisogno di altre energie per dare sempre più attenzioni alla nostra casa, quest’anno daremo un nuovo slancio al coro e al gruppo ministranti . Innanzitutto perché avremo la possibilità, come negli anni scorsi, di chiedere un servizio di impegno ai bambini che si preparano alla Prima Comunione e ai ragazzi che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima; poi perché la presenza di entrambi i gruppi nella liturgia domenicale è un servizio essenziale per l’intera comunità che ne beneficia e da cui dipende la bellezza stessa dell’azione liturgica, per cui è importante dare linfa a questi gruppi. 

Vorremmo inoltre aprire le porte a un gruppo che abbia sempre come centro del proprio servizio la dimensione della fraternità e il servizio nelle opere di aiuto alla comunità: quello dei pensionati, una fase della vita delicata soprattutto per gli uomini, ma che è preziosa e importante per tutti.

La pastorale della carità in questo anno subirà delle forti accelerazioni e un aumento di impegno sia da parte di chi vorrà mettersi in prima linea nel servizio ai poveri sia da parte di chi verrà nei singoli gruppi incoraggiato a chiedersi come posso aiutare gli altri.

La comunità per intero verrà chiamata a essere sempre più vicina ai poveri. Vorremmo, in particolare, impegnarci con la Caritas per la nascita di un punto di ascolto settimanale, uno sportello di ascolto dove poter portare non solo le proprie ansie e preoccupazioni ma anche avere un momento fisso settimanale per poter chiedere un sostegno di qualsiasi genere. Lo stesso impegno si potrà prolungare in visite domiciliari tese a un rapporto sempre più vivo e spronante con chi è in difficoltà. 

Con i ministri straordinari dell’Eucarestia vogliamo accompagnare maggiormente anche chi è nel lutto, attraverso la preghiera del Santo Rosario e attraverso la nostra vicinanza anche materiale di comunità. 

Una forte novità sarà quella della nascita di un gruppo importante per noi, quello delle vedove, da sempre al centro dell’attenzione di Gesù nella sua missione, perché povere tra i poveri. Diventa per noi importante aprire una pagina bella con loro, una pagina dove siano al centro la carità e la preghiera, in un impegno attento alla vita di comunità, innestate nel mondo.

Tutto certamente si fa annuncio. Pertanto completeremo le proposte della parrocchia pensando anche al post matrimonio e alle famiglie sposate da più tempo, sostenendo la proposta per le coppie con i gruppi famiglia, gruppi di condivisione e di confronto con la Parola. Anche il tempo del post battesimo vedrà allestito un suo percorso definito, che insisterà per la fascia da 0 a 3 anni in un accompagnamento fatto di prossimità alle famiglie e sostegno educativo alla prima parte della vita; per la fascia 4-6 anni, invece, la proposta educativa parrocchiale si arricchisce di una catechesi baby diretta ai bimbi stessi, con la possibilità anche di momenti in parrocchia, con la condivisione e l’incontro con la fede attraverso metodologie adeguate. 

Si continuerà a sostenere il progetto dell’iniziazione cristiana di preparazione ai Sacramenti dello scorso anno dal pre-battesimale fino ai sacramenti della Prima Confessione e della Prima Comunione. Anche per i ragazzi delle scuole medie prosegue l’esperienza formativa affidata ai più giovani. Quest’anno quindi a completamento della proposta seguiremo almeno 3 gruppi di giovani in parrocchia che percorreranno un cammino formativo: quello dei ragazzi di primo superiore, i quali si affacciano a un nuovo mondo e che vanno introdotti nella vita di fede e alla vita ecclesiale con attenzione ed efficacia; i ragazzi del primo anno di preparazione alla cresima (corrispondente di solito a ragazzi dal 2°-3° superiore) e quelli del secondo e ultimo anno di preparazione (corrispondente a ragazzi dal 3°-4° superiore). Per i più grandi o per gli adulti la proposta formativa sarà quella del cammino dei 10 comandamenti, che si fa forte di un primo annuncio che prepara adeguatamente alla vita cristiana, insieme ad altre proposte inter-parrocchiali o adattate alla persona. Sempre per gli adulti prosegue l’offerta della lectio settimanale con il “gruppo Emmaus”, e pensiamo anche ad una proposta di annuncio magari in Quaresima con le comunità neocatecumenali. 

Il lavoro è quello della corresponsabilità e della carità fraterna. Proseguiamo sulla scia del Vaticano II a sostenere la vita di comunità attraverso i Consigli Pastorale e Affari Economici, garanzia di una condivisione e di una vera fraternità. Proseguiamo le opere di ristrutturazione e messa in sicurezza del campanile e dell’ampliamento dei locali parrocchiali. 

Un programma che si fa affidamento

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù›› (Lc 1, 26-38).

Queste parole dell’angelo a Maria, che in questi anni ci stanno accompagnando, ritrovano nell’annuncio della nascita di Gesù un messaggio forte anche per noi, chiamati a non temere, a confidare in Dio, perché anche noi non cediamo alla paura ma, come Maria, confidiamo nella grazia del Padre e rispondiamo il nostro “Eccomi!”. Anche noi inabitati dallo Spirito vogliamo generare la presenza di Cristo e non solo, gente e popoli che siano vivi in lui.

«Rallegrati, il Signore è con te!» (Lc 1, 28).  Che sia una gioia che genera vita, che genera speranza, che si fa carne nel modo in cui guardiamo al domani, nell’atteggiamento con cui guardiamo gli altri. Una gioia che diventa solidarietà, ospitalità, misericordia verso tutti. (cf. Papa Francesco)

Con affetto, Don Daniele Palumbo

Ariano Irpino 29 Settembre 2019

“Sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro. È Lui che pensa. È Lui che scrive.  La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo poter essere usata.”     

   Madre Teresa di Calcutta