Domenica 14 agosto dal Vangelo secondo Luca 12,49-53

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra”,

fuoco da identificarsi innanzitutto con l’ incandescente amore di Dio per la terra. Questo è il desiderio che brucia Gesù e che lo dirige deciso verso il luogo del suo battesimo: la croce, al contempo immersione nell’ angoscia ed epifania suprema dell’ amore. Il Padre, nell’ amore infuocato evidente in quel Crocifisso, riassunto degli innocenti uccisi prima e dopo di lui, emette il grande verdetto: il no radicale al male, il sì radicale a chi fa il male, “perdono” ai suoi uccisori e a quanti lo insultano e “paradiso” a chi muore con lui. 

Questa pagina evangelica riconduce l’ uomo all’ essenziale: qial è il desiderio più profondo che lo abita? E che significa dirsi cristiani? Una risposta potrebbe essere questa: cristiano è l’ abitato del desiderio di un amico di nome Gesù, che apre il proprio essere al suo fuoco, diventandone trasmissione e smettendola di spegnere vite e di rattristare il fuoco dello Spirito, che ovunque genera appassionati della vita.